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Cine-consigli #4 – Smetto Quando Voglio, Masterclass


“Sono dotato di un cannone antigrandine a ultrasuoni e non ho paura di usarlo!”

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Se avete visto il primo capitolo sapete già di cosa stiamo parlando, raddoppiate però il numero di risate e di scene esilaranti.

Se non avete visto il primo episodio, cercatelo, vedetelo e poi correte al cinema.

Smetto quando voglio – Masterclass è un inno al divertimento, al cinismo che ci piace tanto, alla voglia di sognare ma anche di riflettere. Fa ridere, tanto ridere e ci riesce senza trascurare nulla, lasciando sullo sfondo, anche se ben in evidenza, la precaria condizione dei cervelli italiani.

È un film scritto in modo geniale, con un cast perfetto e con una regia eccezionale.

Evviva il cinema italiano!

Standing Ovation!

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Cine-consigli #3 – La La Land, Split, Arrival e Silence.


La La Land è sicuramente il titolo del momento, il film di cui tutti parlano.

L’ho visto qualche giorno fa, forse troppo carico di pregiudizi positivi. Sapevo già che si trattava di un musical e conoscevo a grandi linee l’argomento. Da subito vi dico che è un bel film, ma da come se ne parlava pensavo che mi sarei trovato davanti ad un capolavoro.

È girato benissimo, con delle bellissime scenografie e tutto il resto delle cose che servono per rendere un musical degno di nota. L’ho trovato però estremamente mieloso e romantico, quasi patetico in certe sue parti. Gli attori sono bravissimi, ma i personaggi sono appena abbozzati. Di loro non sappiamo altro se non che lei vuole fare l’attrice e lui salvare un famoso locale dove i più grandi jazzisti si sono esibiti. Per me si non fanno che parlare di questa cosa. Ci sono poi dei buchi di sceneggiatura niente male, tipo quando Mia (Emma Stone) va a sentire per la prima volta il nuovo gruppo di Sebastian (Ryan Gosling), suo fidanzato da mesi. Mia si stupisce di come il gruppo suoni della musica che a Sebastian fa schifo e di come lui stia comunque a suo agio in questa situazione. Sembra che Mia si renda conto solo ora del genere che Sebastian sta suonando, come se nei mesi precedenti non avessero avuto modo di parlare delle loro cose – o forse non lo hanno avuto perché erano troppo impegnati a dirci che lei voleva fare l’attrice e lui salvare quel locale.

Se avete un animo tenero e un cuore di miele, grandi sogni e speranze, vi consiglio vivamente di andare a vederlo al cinema. Il film è davvero ben girato e si salva con gli ultimi cinque minuti che ci ricordano che comunque la vita è cinica e proprio tutto non lo possiamo avere.

Gli do un generoso 6.5 

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Anche di Split se n’è sentito parlare tanto. Un uomo con 23 personalità diverse rapisce tre ragazze. Il regista, M. Night Shymalan, è una garanzia (vedi film come Il Sesto Senso) come lo è l’attore protagonista, James McAvoy. Peccato che tutto si risolva con un horror psicologico per adolescenti, sprecando davvero la possibilità di farci un grande film. A meno che non abbiate 17 anni o voglia di andare a guardarvi qualcosa di leggero, eviterei di spendere dei soldi.

Voto 5

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Arrival, invece mi ha piacevolmente stupito. Non è il classico film sull’arrivo degli alieni e con gli americani che si ergono a paladini del mondo (e anche di stocazzo) e poi ci salvano tutti. Gli americani, quelli ci sono sempre, per intendersi, ma il film è diverso e merita. C’è suspanse, ma non c’è azione con esplosioni o mitragliate o altre cose del genere. Dodici navicelle aliene si palesano in altrettanti punti diversi del globo e nessuno capisce cosca vogliano. Un’esperta di lingue e un fisico cercano di trovare il modo di comunicare. È un film intelligente sulla comunicazione e la percezione delle cose data dalla lingua che si parla. È anche un bel thriller fantascientifico nel quale finalemente non regna una colonna sonora stile Hans Zimmer (che ritroviamo praticamente in tutti i film degli ultimi 15 anni e che ci ha sfondato gli zebedei), ma delle musiche davvero originali e interessanti.

Se siete appassionati di enigmi, percezione spazio temporale, comunicazione, fantascienza o se semplicemente volete vedervi un bel film, Arrival vale il prezzo del biglietto. Peccato per due o tre frasi ad effetto che ci si poteva risparmiare, ma sono americani e non ce la possono fare. Noi comunque li perdoniamo.

Voto 7.5 bello abbondante

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Silence.

Questo è il momento in cui potete mandarmi a cagare e sicuramente qualcuno lo farà. E l’ultimo film di Martin Scorsese e a me è piaciuto tantissimo. Ma non è un film facile, per niente. O andate corazzati e con spirito di curiosità o non ce la potrete fare. La storia è quella di due sacerdoti, interpretati da Andrew Garfield e Adam Driver, che vengono mandati in Giappone alla ricerca di un prete (Liam Neeson) che si dice abbia rinunciato alla propria fede per sopravvivere. Siamo nel Giappone del 1600 e i cristiani vengono perseguiti, torturati ed ammazzati. Tutti i preti che erano andati ad evangelizzare quelle terre sono stati ammazzati.

Andrew Garfield (famoso per The Social Network e Amazing Spiderman e tanti altri) interpreta Padre Rodrigues. Arrivato sulle coste nipponiche si rende conto dell’inferno che vivono i cristiani e cercherà di fare qualcosa per alleviare le loro sofferenze. Quello a cui sta andando incontro gli svuoterà l’anima.

Silence è un film bellissimo, ma estremamente lento, lentissimo e anche molto crudo. Non c’è alcun tipo di colonna sonora e lo spettatore si troverà solo con gli sfortunati protagonisti. Da vedere solo se siete ben disposti verso questo tipo di esperienze.

Voto 8

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Series Addicted #2 – Ho guardato The OA, mi è piaciuto ma non so perché.


È uscita solo pochi giorni fa ed è già diventata un caso.

The OA è la nuova serie targata Netflix che ha creato scompiglio e stupore negli appassionati di serie tv. Ma questa non è solo una serie tv, e non è il classico prodotto seriale al quale siamo abituati.

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A tutti quelli che credono di aver già visto tutto, e a coloro che con una buona dose d’intuito riescono a prevedere finali di film e serie tv, è buona cosa consigliare di abbandonare ogni speranza prima di varcare la soglia. Rinunciate agli schemi classici, ai canoni, alla logica dell’unire i puntini per creare un disegno che abbia senso. Rinunciate al viaggio dell’eroe, in cui tutto è chiaro e intellegibile. Questo universo ha le sue regole e nessuno le conosce.

È impossibile provare a raccontare la trama. The OA segue le sue regole, se ne fotte altamente delle convenzioni e ti rapisce comunque, trascinandoti nel suo universo straordinario e straordinariamente incredibile, lasciandoti con il fiato sospeso fino all’ultima inquadratura e anche oltre. Sospensione, mancanza di logica, buchi di sceneggiatura che diventano meravigliose infiorettature, passaggi multidimensionali che alla fine si traducono in un grande: “Boh, ma ho davvero visto quello che ho visto?” E ancora di più: “Ma cosa ho visto?”

Il critico Todd VanDerWerff ha scritto: “La cosa importante è che The OA non è descrivibile. Parlarne è come rubare un po’ della sua stramba forza. Non posso dirvi con precisione se questa serie mi è piaciuta o no. Non lo so nemmeno io. Ci sono cose che mi sono piaciute. Altre le ho odiate. Ma mi è piaciuto guardarla perché non riuscivo a credere che fosse una vera serie tv”.

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Il punto è che Netflix ha fatto ancora una volta qualcosa di straordinario e coraggioso, dando a Brit Marling, anche attrice protagonista (e co-autrice ed attrice di Another Earth) e a Zal Batmanglij, che ha poi diretto la serie, la possibilità di creare liberamente, incrociando le dita e sperando che ciò che ne sarebbe venuto fuori avrebbe poi funzionato. 

Se come me, trovate fascino e bellezza nelle cose irrisolte, illogiche, ambigue e misteriose, allora The OA vi piacerà tantissimo – anche se non saprete dire perché.

PS: Consiglio la visione in lingua originale. Nel doppiaggio c’è il rischio che abbiano fatto grosse cagate.
Qui il trailer

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Un po’ di me


Ed eccomi qui. Otto anni racchiusi in soli 3 minuti.

 

Riassumere “una vita” in poche righe non è mai semplice, qualcosa va trascurata e tagliata via. Ci son cose che poi non si possono raccontare, e cose che passano inosservate, come il sudore, la fatica e le frustrazioni del girare sempre con piccoli budget o auto-producendosi continuamente. Guardando questo piccolo video non vi accorgerete dei lavori, dei sacrifici e delle tante rinunce fatte controvoglia per avere due lire da spendere in questa passione. Ci ritroverete, però, buona parte di quello che sono stato e forse intravedrete un pizzico di quello che potrei essere e che forse sarò.

In ogni caso non sarei mai riuscito a far nulla se non avessi trovato sulla mia strada tantissime persone disposte a spendere tempo e energie per me.
Grazie, quindi, a tutti loro.

 

EMPTY HOUSE - – Foto di Damiano Picciau © tutti i diritti riservati

EMPTY HOUSE - – Foto di Damiano Picciau © tutti i diritti riservati

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UN ATTO DI DOLORE– Foto di Damiano Picciau © tutti i diritti riservati

foto di Pierluigi Dessì

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Cine-consigli #2 – 5 film da guardare a fine estate


Fin da piccolo, arrivato giugno, ho sempre atteso con ansia il giorno di ferragosto. Non perché mi piacesse in modo particolare, ma perché voleva dire che l’estate stava volgendo al termine; ancora un mese e avrei abbracciato nuovamente i miei compagni di scuola, ricominciato a correre dietro un pallone sui campi in terra battuta. Lo studio, ma era un male sopportabile.

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Sarà perché l’estate l’ho sempre trascorsa in un modo diverso rispetto a come avrei voluto, dando una mano ai miei genitori in fattoria e non bevendo un mojito su una terrazza vista mare, ma questa cosa non mi è mai passata. Il 15 agosto continuo ad aspettarlo sempre con ansia. Noto il sole cadere un po’ in anticipo sul mare, oltre le montagne che diventano scure mentre il cielo sopra prende fuoco. Sulla sera soffia un venticello più fresco e piacevole, e con un piccolo sforzo di immaginazione riesco a sentire l’odore dei funghi e della pioggia di ottobre.

Dopo la metà di agosto l’estate indossa un velo di malinconia. Gli ultimi turisti in spiagge che sembrano più grandi, le prime piogge, l’odore di terra bagnata, le lumache, i concerti iniziano un po’ prima.

Ho sempre immaginato che ci fosse un film, o più di uno, ad accompagnarci nei diversi periodi della vita e nel passaggio tra stagioni, che siano esse fisiche o stagioni “dell’anima”.

Ecco 5 film che potrebbero accompagnarvi verso settembre.

(se ti piacciono le serie leggi anche di STRANGER THINGS)

DE RUILLE ET D’OS (Un sapore di ruggine e ossa)

La storia di Alì, ex pugile, che si ritrova improvvisamente a prendersi cura di un figlio di cui ignorava l’esistenza, e di Stephanie, ammaestratrice di orche presso un parco acquatico, la quale si ritrova su una sedia a rotelle dopo un terribile incidente. Tra i due nascerà una profonda amicizia che si trasformerà col tempo.

È un film carico di emozioni. Ci si affeziona ai personaggi e si riflette sulle cose della vita, su come in tanti hanno bisogno di riscattare la propria vita.

Consigliato per una serata da soli o in compagnia di qualcuno di speciale, magari dopo una buona spaghettata.

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SUBMARINE

È un piccolo capolavoro. La storia di Oliver Tate, quindicenne si Swansea, alle prese con due problemi esistenziali: salvare il matrimonio dei genitori, minacciato dal ritorno dell’ex fidanzato della madre, e perdere la verginità prima del suo prossimo compleanno. Submarine è una commedia indipendente dai toni dark e surreali, che ha avuto un enorme successo.

Ogni aspetto di questo film è particolarmente curato e originale. Un film che fa sorridere e che crea nostalgia per un mondo e una città molto bene fotografati.

Terribilmente consigliato durante uno dei primi temporali estivi, quando le temperature si abbassano rapidamente e vien voglia di una scodella di zuppa calda, magari una vellutata di carote con un pizzico di zenzero e rosmarino.

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HAROLD AND MAUDE

Un cult (1971) di cui si è ormai detto tutto, uno dei migliori film di sempre della cinematografia statunitense. In 90 minuti si racconta la storia di Harold, diciottenne annoiato e stanco della che frequenta funerali e inscena finti suicidi con la speranza di terrorizzare la madre. Un giorno il ragazzo incontra Maude, donna dinamica e piane di energie. I due si innamorano e Harold decide di volerla sposare. Unico problema, Maude ha 79 anni.

Harold end Maude è una commedia sui generis, anch’essa dai toni scuri e malinconici, che vi farà sorridere e amare questi due strani personaggi.

Consigliata per qualunque momento della vostra ultima parte d’estate, da soli o in compagnia di chi volete, magari dopo una bella pizza.

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CHARLIE COUNTRYMAN (o anche The Necessary Death of Charlie Countryman), in italiano “Charlie Countryman deve morire”

Charlie fa una promessa al fantasma delle madre appena deceduta: andrà in Romania a Bucarest. Durante il viaggio l’uomo seduto accanto a Charlie muore, e il suo fantasma gli fa promettere di recapitare un regalo alla figlia Gabi. Charlie e la ragazza si incontrano a Bucarest e tra loro nasce qualcosa. Il ragazzo però non sa che Gabi è sposata con uno dei capi della malavita locale.

Non è il miglior film che vedrete nella vostra vita, ma a me è piaciuto e mi ha divertito. È una commedia romantica, drammatica e psichedelica allo stesso tempo.

Consigliata per una di quelle notti calde di fine agosto in cui non riuscite a prender sonno, magari accompagnati da una birra fresca.

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GENERAZIONE 1000 EURO

Matteo è un giovane e geniale neolaureato in matematica. Divide il suo tempo tra il lavoro in una agenzia di marketing, lezioni universitarie sull’insostenibilità di Gödel, tenute in qualità di “cultore della materia”, e la vita e le domande esistenziali con il suo coinquilino appassionato della settima arte. Fresco di rottura con la sua fidanzata storica e mollato dal terzo coinquilino, Matteo si trova alle prese con la ricerca di una stabilità economica e l’arrivo di due ragazze che destabilizzeranno il suo quotidiano.

Generazione 1000 Euro è una commedia romantica ben realizzata e godibile, che racconta senza banalità una generazione il cui sentimento principale è quello della precarietà, non solo economica.

Con Paolo Villaggio, Alessandro Tiberi, Carolina Crescentini, Valentina Lodovini e Francesco Mandeli.

Da guardare un sabato pomeriggio, mentre le giornate si accorciano, sorseggiando uno spritz e con qualcosa da stuzzicare. Va bene anche per un dopocena leggero.

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Series Addicted #1 – STRAGER THINGS è già un Cult!


Stranger Things è senza ombra di dubbio la serie del momento e già un cult, e se non ne avete sentito parlare, bé c’è qualcosa che non va nelle vostre vite.

Si fa per scherzare, o quasi. Serie originale Netflix, che sta sfornando davvero roba molto interessante, racconta la storia di Mike e del suo ristretto gruppo di amici alle prese con le ricerche del piccolo Will Byers scomparso misteriosamente nel nulla.

Ad Hawkins, cittadina fittizia dell’Indiana, stanno infatti succedendo delle cose molto strane. In un laboratorio segreto fa la sua comparsa una mostruosa creatura appartenente ad un altra dimensione e dallo stesso laboratorio, una misteriosa bambina si dà alla fuga imbattendosi in Mike e i suoi amici. La bambina Elle (diminutivo di Eleven, tradotto con Undi in italiano) sembra sapere qualcosa circa la strana scomparsa del piccolo Will.

Il resto della trama e delle altre misteriose sparizioni ed eventi inspiegabili eviterò di spoilerarli. Ma volevo darvi dei buoni motivi per guardare questa straordinaria serie di 8 episodi.

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La storia è davvero ben scritta, avvincente e già dalla prima puntata arriva subito al suo obiettivo: trasportare o riportare gli spettatori in un magico mondo immerso nelle atmosfere del miglior cinema e della cultura mistery anni ’80 . Come davanti a un calice di vino dal generoso bouquet, ci si ritrovano note del miglior Spielberg (E.T. ma anche I Goonies), sapori alla Stephen King e rimandi a film come I Gremlins, Poltergeist, La Casa, Alien, tanti riferimenti al mondo Tolkeniano, da Il Signore degli Anelli a Lo Hobbit, ai tanti rimandi alla cultura geek, a Star Wars, ai giochi di ruolo come Dungeons & Dragons.

Da applausi anche la scelta della musica.

Il cast e la recitazione sono curati all’eccesso. Al fianco di “vecchi” lupi come Mattew Modine e Winona Rider (eccezionale e scandalosa per bravura), troviamo tanti altri attori (anche emergenti) incredibilmente bravi. Dal protagonista Finn Wolfhard, nel ruolo di Mike, ai suoi tre amici Noah Shnapp (Will), Gaten Matarazzo (Dustin), Caleb McLoughlin (Lucas), alla bravissima Millie Bobby Brown nei panni di Undi, la bambina con “super poteri” scappata dal laboratorio. Completano il cast Charlie Heaton che interpreta Jonathan, fratello di Will, Nantalia Dyer (Nancy, sorella di Mike) e David Harbour nelle vesti di Hopper, lo sceriffo di Hawkins.

La regia, spesso curata dagli stessi creatori della serie (Matt e Ross Duffer), la colonna sonora, la fotografia e tutte le altra componenti sono di grande, grandissima fattura.

Ma ciò che forse, e più di ogni altra cosa, fa restare lo spettatore incollato allo schermo è una grande capacità del raccontare le vicende, nello srotolare l’intreccio in modo sapiente, regalando a chi guarda una ghirlanda di emozioni da indossare come infiorettatura che rende vivo l’animo. Guardando Stranger Things si ride e si piange, si assapora paura trasportati da qualche nota horror e adrenalinica; si prova tenerezza per la genuinità dei bambini, e nostalgia per il loro mondo che non riusciamo più a comprendere e rivivere e che i fratelli Duffer ci regalano in un ottimo pacchetto dallo stile vintage.

Fortemente consigliato!

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Dai 18 ai 28 anni: 60 cose che metto nella valigia per questo nuovo viaggio.


Ascolto Battiato: è una di quelle cose che mi sono riproposto diverse volte, ma che non sono mai riuscito a fare. Gli europei sono terminati con i sorrisi dei portoghesi. Il calcio si è trasformato in mito: scandisce il tempo con ricorrenze, feste e rituali. Così, in questa calda giornata estiva, mi ritrovo a pensare al 2006, alla sbornia appena passata per il “po po po po po po po”. Era l’estate dei miei 18 anni e il mondo era ancora tutto da scoprire. C’erano le attese per i grandi sogni, la consapevolezza che tutto era ancora possibile e tutto da scrivere. Immaginare il futuro non faceva paura e il mondo girava un po’ tutt’intorno a noi.

Sono trascorsi 10 anni e di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta. Le occasioni perse, le strade non intraprese, gli amici persi e quelli trovati, i libri letti e quelli ancora da leggere, gli amori trasformati in altro e gli amori consumati. I nuovi sogni, i nuovi obiettivi, i nuovi propositi.

ME. Foto di Fabio Costantino Macis

ME. Foto di Fabio Costantino Macis

Ecco 60 cose che mi sembra di aver messo nella valigia per questo nuovo viaggio.

 

  1. Le persone sane devono avere almeno un vizio a cui cedere (dopo aver opportunamente intavolato una trattativa con la propria parte razionale pur sapendola inefficace fin dall’inizio).
  2. Leggere mi piace ancora molto, forse di più.
  3. Capisco i vegani, ma non ce la posso fare. I’m sorry.
  4. I selfie stanno rincoglionendo le persone.
  5. Ho molte meno risposte di prima, forse non ne ho nemmeno una.
  6. Ho molte più domande, e un po’ paura delle risposte.
  7. L’ignavia è una delle poche cose che mi fa imbestialire.
  8. I cinici finiscono per vivere una vita triste.
  9. Amo le battute ciniche.
  10. Mi contraddico spesso, ma dicono che cambiare idea sia sintomo di intelligenza.
  11. Religione e spiritualità non sono necessariamente due facce della stessa medaglia. Anzi.
  12. Amo viaggiare, vorrei farlo più spesso.
  13. Non ci si porta dietro nulla se non il ricordo di una vita bella ed intensa. Poi svanirà pure quello.
  14. Devo iniziare a correre. Pare che a una certa età tutti inizino a farlo.
  15. Sperimentare il digiuno: se c’è un po’ in tutte le religioni, forse è qualcosa di buono.
  16. C’è abbastanza per tutti, tranne per gli avidi. Per loro non è mai abbastanza.
  17. Ho visto tanti films, ma quelli che mi restano da guardare saranno sempre molti di più.
  18. Stessa cosa per i libri e la musica.
  19. Aspetto il giorno in cui poeti e filosofi daranno vita ad un golpe e governeranno il pianeta.
  20. Esistono 5 modi per arrivare in cima a una montagna:
    – a bordo di un elicottero
    – con una funivia
    – nascendoci
    – scalandola con le proprie forze
    – cadendo da un aereo
    a ognuno il suo.
  21. Gli animali hanno un’anima e i greci lo sapevano.
  22. Detesto la violenza, soprattutto contro chi non la può capire.
  23. Non c’è più bisogno della corrida e forse non ce n’è mai stato veramente.
  24. Battiato mi sta piacendo.
  25. C’è un tempo per ogni cosa, pare.
  26. Sembra che intorno ai 40 le persone riscoprano una nuova giovinezza.
  27. C’è chi ignora lo scorrere del tempo e lo fa con stile, chi si rende ridicolo. Mi stanno simpatici entrambi.
  28. Adoro i buoni propositi.
  29. Chi pianifica, progetta e si pone degli obiettivi invecchia meno velocemente.
  30. Mi sarebbe piaciuto capire la matematica; forse c’è tempo anche per quello.
  31. La filosofia mi ha cambiato la vita.
  32. Gli amici sono importanti.
  33. Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”.
  34. Le guerre non portano ad altro se non a nuove guerre.
  35. Il mondo ha seriamente bisogno di essere ripensato.
  36. Bisogna esporsi ogni tanto, dire come la si pensa senza aver paura, a costo di sentirsi scemi.
  37. Mi son sentito scemo molte volte (forse dovrei imparare a stare zitto?).
  38. L’arte deve essere eretica, eversiva e sovversiva. Deve scuotere le coscienze, creare il dubbio, far ragionare e discutere. Deve essere radicale, riempire le persone e sconquassarle per svegliarle dal torpore. Quando l’arte non fa queste cose può prendere il nome di “intrattenimento”?
  39. Amo l’intrattenimento.
  40. Invidio chi ha delle certezze.
  41. Sono intrappolato nell’agnosticismo. Non ci si sta così male quando le cose vanno bene.
  42. Adoro l’autunno: è come rinascere.
  43. Mi piacciono i temporali estivi e l’odore delle prime piogge di settembre.
  44. Non sono certo che esista il libero arbitrio, ci sto pensando da un po’.
  45. Ho letto Marx fino al’Ideologia Tedesca. Il Capitale lo terrò per la vecchiaia.
  46. Vorrei avere dei figli con cui giocare a inventare nuove storie.
  47. Certi uomini non cercano qualcosa di logico come i soldi, non si possono comprare né dominare, non ci si ragiona né ci si tratta. Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo”.
  48. Non riesco a capire e accettare gli incendi estivi. Forse anche per questo non mi piace l’estate.
  49. Spesso vorrei esistessero i super eroi.
  50. Mi piacerebbe avere dei super poteri.
  51. I miei genitori sono degli x-men e sono dei super eroi.
  52. I film e le buone storie ci aiutano a stare meglio, almeno per un poco.
  53. Abbiamo bisogno di bellezza.
  54. Mi piace l’odore del fumo dei caminetti accesi d’inverno.
  55. Adoro il profumo delle castagne sul fuoco.
  56. Mi piace mangiare zuppe e vellutate con il mio amore.
  57. Lo stato dovrebbe garantire a tutti una chiacchierata con uno psicologo e una bella trombata almeno una volta alla settimana. Il mondo sarebbe migliore.
  58. Credo che il male, in fondo, sia assenza di empatia.
  59. Posso rinunciare a tutto tranne al formaggio, le olive e la birra.
  60. Prima o poi girerò un film.

E voi cosa mettete nella vostra valigia?

Roma, post premiazione.

Roma, post premiazione.

Cine-consigli #1 – ANOTHER EARTH o sulle seconde chances


Capita non di rado, nella vita, qualcosa che ci distrae facendoci perdere per un attimo la coscienza del momento, del presente, e trasportandoci in altri mondi. A Rhoda Williams, studentessa recentemente ammessa al MIT, è capitato purtroppo nel momento sbagliato. Alla radio la notizia di un nuovo pianeta scoperto nei pressi di Plutone, la testa fuori dal finestrino a scrutarne le tracce, mentre la macchina percorre la sua strada e la sua vita cambia radicalmente e drammaticamente.

Era da più di un anno che non scrivevo su questo blog, un po’ per mancanza di stimoli, un po’ perché spesso il tempo sembra scorrere troppo velocemente e ci si ritrova a correre affannosamente senza poi compiere alcun passo. Così, per quasi un anno non son riuscito a combinare tanto, a prendermi un po’ di tempo per me, leggere un libro o guardare un film gustandomelo fino all’ultimo fotogramma. La vita a volte ci rapisce, sballottola e ci restituisce al mondo belli frullati e stanchi.

Da poco mi è tornato quindi in mente questo film, Another Earth, che parla di seconde chances, di come la vita ci sorprende nei momenti meno aspettati, di come da un giorno all’altro un’altra terra possa comparire lontana all’orizzonte e avvicinarsi sempre più a noi, dandoci la possibilità di guardarci allo specchio e vedere come sarebbero state le cose se… Di come il mondo possa apparire diverso in base alle scelte che facciamo e di come sia sempre possibile aggiustare il tiro, rimetterci in carreggiata e riallinearci con il nostro destino, ammesso che ce ne sia uno.

A quesi pochi, che leggeranno queste righe, consiglio quindi questo film. Opera prima con cui fa il suo esordio Mike Cahill, indipendente e con un’idea davvero forte, è stato presentato nel 2011 al Sundance Film Festival.

Davvero consigliato!
PS: fotografia da paura!!!

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Another Earth2

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#08 Faber in Sardegna: tutta l’umanità di Fabrizio De Andrè


Per due giorni al cinema, e uno è già andato. Potrò dire di essere tra quelli che hanno avuto la fortuna di vedere questo bellissimo film. Lo troverete anche oggi, e il mio consiglio è quello di fare di tutto pur di vederlo. Mi ero ripromesso di scrivere solamente di film che mi regalavano delle emozioni, e “Faber in Sardegna”, me ne ha regalate tante, commovendomi più di una volta, facendo luccicare i miei occhi di lacrime d’ammirazione. Si, perché è questo che il film racconta: tutta l’umanità di Fabrizio De Andrè. Ce la raccontano alcune tra le persone che più gli sono state vicino nel suo vivere il quotidiano, facendoci sorridere, riflettere e emozionare; come quando dal balcone di casa sua, Faber, chiede al suo servo pastore ed amico “Cosa ne pensi delle nuvole?” e lui dice di non saperlo, e che se anche gli dava una grossa mano con i suoi appezzamenti di terra, gli dispiaceva non poterlo aiutare nel suo lavoro di poeta.

“Faber in Sardegna” è uno scorcio sulla vita di uno dei più grandi artisti, poeti e pensatori dell’Europa contemporanea, che prima ancora di essere tutto questo, è stato un grande uomo, pieno di curiosità, comprensione, empatia.

Complimenti a Gianfranco Cabiddu, regista di questo bellissimo documentario, e a tutto il suo staff.
Non perdetevelo!!!!



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il regista Gianfranco Cabiddu

il regista Gianfranco Cabiddu

White Rabbit, Atto di dolore e Cretcheu: le anime diverse di Joe Bastardi